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Benzina, olio, bollo e Iva: lo Stato incassa 76 miliardi

Posted by Suncore su gennaio 22, 2007

di Gian Primo Quagliano*

Più di 76 miliardi di euro. Questa è la cifra astronomica che lo Stato trae come gettito fiscale dalla Motorizzazione nel nostro Paese. La stima si riferisce al 2005 ed è stata calcolata dall’Anfia. Il sistema di tassazione dell’auto nel nostro Paese è piuttosto articolato, in quanto punta a colpire tutti gli aspetti legati sia all’utilizzazione dei veicoli che al loro possesso.
L’apporto maggiore dell’auto all’Erario viene dai consumi di carburante, che nel 2005 hanno generato tributi per ben 32 miliardi, pari al 42% del gettito complessivo dell’auto. Sempre legata all’impiego è la tassazione sui lubrificanti, che nel 2005 ha dato un gettito di 980 milioni. L’uso dell’auto viene poi colpito dall’Iva e dalle altre imposte sui pedaggi autostradali, che danno un gettito di 1.070 milioni e dall’Iva sull’acquisto di pneumatici, ricambi e accessori, da cui deriva un gettito di 2.450 milioni. Ultimo prelievo correlato all’utilizzo dell’autoveicolo è quello sugli interventi di manutenzione, che si attua attraverso l’Iva. Il gettito per questa voce nelle stime dell’Anfia è conglobato con quello dell’Iva per l’acquisto di autovetture, ma dà comunque un apporto non trascurabile al prelievo per l’Iva sull’acquisto e la manutenzione di autoveicoli, che è di 14,8 miliardi.
Tutte le altre imposte colpiscono semplicemente il possesso del veicolo indipendentemente dall’utilizzazione.

Innanzitutto c’è proprio la tassa di possesso, meglio nota come bollo auto. Nel 2005 il gettito per questa voce è stato di 5,6 miliardi. Un apporto non molto lontano rispetto a quello del bollo viene poi dalle imposte sui premi per l’assicurazione per la Rc auto, per il furto e per l’incendio. Si tratta di ben 4,4 miliardi, cifra indubbiamente elevata anche perché l’imposta si applica su una spesa per le assicurazioni che in Italia è certamente abnorme rispetto a quanto avviene in altri Paesi e ciò a causa dell’elevatezza dei premi assicurativi. Completano il quadro altre voci che danno un gettito tutt’altro che trascurabile: l’Iva sulle spese di ricovero e sui parcheggi 2.200 milioni e quella su acquisti di autoradio e telefoni, che insieme ad altre imposte specifiche vale 480 milioni. C’è poi l’imposta provinciale di trascrizione, che sottrae dalle tasche dei contribuenti 1.210 milioni. E per finire, i diritti della Motorizzazione, di registrazione degli autoveicoli, le concessioni governative e altri tributi minori che completano il salasso con altri 800 milioni. Il totale fa 66,068 miliardi, che salgono però a 76,168 considerando 10,1 miliardi per le imposte sui salari e gli stipendi degli addetti al settore. Il tutto vale il 21,1% delle entrate tributarie, più di un quinto dell’intero prelievo fiscale (360 miliardi circa).
Stando così le cose, sembrerebbe che non ci fosse più spazio per spremere ulteriormente il settore, ma non bisogna sottovalutare la creatività di Governo e Parlamento, creatività che ha avuto modo di manifestarsi pure in occasione dell’ultima Finanziaria, anche se l’unico vero rincaro d’imposte è stato quello del bollo. La tariffa in vigore nel 2006 era stata fissata nel 1998 e non era più stata modificata. Dal ’98 al 2006 il tasso d’inflazione ha sfiorato il 19 per cento. L’aumento medio del bollo è stato invece del 9,32 per cento. Il Governo ha avuto sì la mano leggera, ma ha trovato comunque il modo di intervenire in maniera censurabile. Infatti, con l’obiettivo di indurre i possessori delle auto più vecchie a sostituirle a beneficio dell’ambiente, il rincaro del bollo è stato stabilito in misura via via crescente all’aumentare dell’età del veicolo, con il risultato, probabilmente non voluto, ma certamente raggiunto, di tassare in maniera più elevata i contribuenti economicamente più deboli.
Al di là dell’incremento del bollo, la struttura della tassazione sull’auto è rimasta invariata. La fertile fantasia del Palazzo ha trovato però il modo di incrementare ancora il gettito, modificando il regime della deducibilità dei costi dell’auto per gli operatori economici. Il pretesto è stato quello di recuperare la perdita di gettito derivante dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 14 settembre, che ha condannato l’Italia per aver mantenuto per oltre due decenni il regime della detraibilità dell’Iva sulle auto e sui consumi automobilistici in contrasto con le direttive europee. La sentenza della Corte ha riconosciuto che gli automobilisti avevano subìto un danno, che avrebbero dovuto essere risarciti e che non avrebbero più dovuto subirlo in futuro.
Governo e Parlamento hanno pensato bene di rispondere recuperando il minor gettito (con gli interessi) dagli stessi automobilisti colpiti, attraverso il taglio della possibilità per i soggetti economici di dedurre i costi delle autovetture agli effetti delle imposte sul reddito. L’operazione è abbastanza complessa e per chi voglia saperne di più può consultare il volume distribuito con questo numero del Sole-24 Ore.

* Direttore Centro Studi Promotor

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